Spedale degli Innocenti

putti della robbia

Il 24 giugno ha riaperto dopo lunghi lavori di restauro il Museo degli Innocenti, ospitato nel complesso costruito da Brunelleschi, il famoso Spedale degli Innocenti, monumento simbolo del Rinascimento.

La visita del Museo offre la possibilità, irripetibile altrove, di conoscere non solo uno dei complessi fondativi della nuova architettura del Rinascimento, rivelatrice del talento di Filippo Brunelleschi, ma anche una pagina importantissima della vita di una città, votata senza dubbio al guadagno e all’arricchimento materiale, eppure non sorda ai bisogni dei più indifesi, come i bambini abbandonati.

Senza alcun desiderio di idealizzare si può affermare che l’Arte della Seta, stanziando ingenti somme per la costruzione dell’Ospedale degli Innocenti, si sia dimostrata all’avanguardia nel concepire la donazione non solo al fine della salvezza della propria anima, ma anche come atto di civiltà.
Visitando il Museo degli Innocenti il Rinascimento ci appare non solo come fenomeno artistico, ma anche espressione di un’idea di civiltà.

Il nuovo museo

Oggi dopo la completa ristrutturazione sono stati ampliati gli spazi accessibili. Fra gli altri sono stati aperti locali nel piano interrato, dove con grande chiarezza è illustrata la storia dell’istituzione.

Lungo le pareti si susseguono i ritratti dei benefattori e degli spedalinghi, si vedono i vecchi stemmi, e in una stanza apposita si possono aprire i cassettini dove sono esposti i piccoli oggetti che le madri lasciavano con i bambini nella ruota.
Molte non volevano rinunciare alla speranza di poter riconoscere il piccolo che erano state costrette ad abbandonare, e questi piccoli oggetti sono memoria di sentimenti, dolore e speranza. Si possono anche consultare grazie a degli schermi alcuni documenti dell’archivio e leggere le storie dei piccoli abbandonati alle cure dello Spedale. Non si può rimanere indifferenti alle storie di tante piccole vite.

Del tutto nuovo l’allestimento della pinacoteca. Ricca di opere create per la chiesa o donate allo Spedale: le meravigliose pale d’altare di Ghirlandaio, Piero di Cosimo, delicatissime le Madonne di Botticelli, e di Luca della Robbia. In una sala speciale sono esposti i putti di ceramica di Andrea della Robbia destinati alla facciata e ora restaurati.

L’accesso è dal lato destro del portico affacciato su Piazza SS. Annunziata. Nuovissime e moderne le due porte di ottone dorato che danno accesso alle casse al book shop e anche, indipendentemente dalla visita del Museo,  al caffè posto sul verone e da cui si apre una vista che spazia dalla cupola alle colline di Settignano.

Brunelleschi e il progetto dello Spedale


Filippo Brunelleschi non vide completato il suo progetto prima della morte, ma l’impressione di spazio concluso, che conferiscono lo speculare edificio dei Serviti ed il portico della SS. Annunziata, con forza afferma una concezione dello spazio a misura di un uomo da forgiare.
Nell’Ospedale degli Innocenti i bambini abbandonati sarebbero stati, nell’idea di Brunelleschi, educati come uomini nuovi, così come auspicato nella Repubblica di Platone.

Questo progetto di Brunelleschi non era votato al successo.

Proviamo a ripercorrere la storia di questa utopia. La piazza dell’Annunziata è già l’inizio di un viaggio in quel mondo, che si percepiva in movimento e capace di progresso: la prima piazza concepita come unitario spazio urbano dall’antichità.
Brunelleschi inizia a costruire nel 1419 un edificio concepito per la formazione dei nuovi cittadini ideali. Passeggiando sotto il portico,fanciulli e precettori avrebbero, come un tempo ad Atene, tenuto conversazioni filosofiche.
Da questo stesso portico si accedeva alla chiesa luogo del cibo spirituale. In perfetta simmetria sotto la chiesa si sarebbe trovata la mensa, dove i fanciulli avrebbero ricevuto il cibo materiale. Dal lato opposto del portico si aveva accesso ai laboratori, dove i fanciulli sarebbero stati istruiti alle attività lavorative. Nel seminterrato in perfetta simmetria con il luogo dell’attività diurna sarebbero stati collocati i dormitori dei ragazzi. Il portone centrale fra la chiesa e il luogo del lavoro avrebbe dato accesso al cortile degli uomini, e alle stanze dei precettori.

Le critiche dei committenti al progetto che Brunelleschi stava realizzando furono severissime. La commissione incaricata a controllare lo stato di avanzamento dei lavori fece presente come questo progetto non fosse adatto alla vita dei neonati ed infanti che venivano abbandonati. A loro, ma non a Brunelleschi, era chiaro che prima di poter educarlo a conversazioni filosofiche il neonato doveva essere svezzato.

Filippo inoltre non aveva pensato allo spazio per balie e nutrici, né che tenere i bambini piccoli, che prima di crescere non avrebbero potuto essere ammessi ai laboratori, nel seminterrato non sarebbe stato salubre. Altra osservazione circa il fatto che in tale istituto non ci si sarebbe dovuti prendere cura solo di bambini maschi, da crescere probi cittadini, ma per lo più di femmine, da maritare o monacare.
Le critiche portarono Filippo Brunelleschi all’abbandono del cantiere nel 1427. I lavori ripresero solo nel 1436 sotto la direzione di un membro dell’Arte della Seta. Filippo espresse il suo disappunto e le sue critiche, ma ormai il complesso era destinato a diventare quello che vediamo.
E il 5 febbraio 1444 accolse il primo neonato abbandonato: una bambina che ricevette il nome di Agata Smeralda. Molte migliaia di bambini sono passati sotto gli eleganti archi dello Spedale, lasciati alla ruota, quello che ne rimane si trova ora sul lato nord del portico.

Anche per coloro che conoscono bene Firenze, hanno visitato la città più di una volta, la visita al Museo degli Innocenti aprirà una  nuova e fondamentale pagina della storia del Rinascimento fiorentino. Accompagnandovi fra le sale e i chiostri cercheremo di rendere vive quelle storie, entreremo in quell’architettura nata da alti ideali, frutto di generosità e che servì alla vita di tanti.
Tanto della Firenze del Quattrocento si racchiude in questo luogo che davvero serve conoscere a fondo!

(C.B.)


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