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Chi vuol esser lieto sia!

Carnevale a Firenze

Il periodo dall’Epifania fino al mercoledì delle ceneri è, fin dal tempo di Lorenzo il Magnifico e dei suoi canti carnacialeschi, il mese delle feste di carnevale, con sfilate di carri, feste e grandi abbuffate per prepararsi alla Quaresima, periodo di penitenza e di astinenza dalle carni (l’origine del carnevale viene dal latino carnem levare).

 

Carnevale al tempo dei Medici

Lorenzo_de'_Medici-ritratto

Da Lorenzo il Magnifico a Cosimo I e ai suoi figli, considerando anche le fasi in cui la potente famiglia perde la guida della città,
carnevali, spettacoli, trionfi, canti carnascialeschi, commedie, giostre servono al principe, come notava acutamente Machiavelli, per «tenere la città abbondante, unito il popolo e la nobiltà onorata».

E c’era l’uso di divertirsi con un pallone di stracci ai danni dei mercanti.

C’era invece l’uso, di carnevale, d’andar col pallone in Mercato Nuovo, dov’erano le botteghe dei mercanti di seta e di drappi; ed in Mercato Vecchio, tra’ ferravecchi e tra’ venditori di pannilani. I giovani delle migliori famiglie prendevan quasi tutti parte a questa gazzarra del pallone, andando mascherati in mille fogge. Essi, mescolandosi tra la folla, figurando di giuocare tiravano pallonate a tutt’andare alle persone che s’imbattevano in loro, le quali rimanevan senza fiato. Più che altro però, cercavan di mettere i palloni nelle botteghe dei fondachi e dei mercanti di seterie, per costringerli a chiudere e mandare i garzoni a divertirsi e a far carnevale anche loro. E fin che la faccenda rimase in questi limiti, il popolo ne rideva, specialmente quando in Mercato Vecchio mettevano qualche pallone in bottega d’un ferravecchio, che faceva venir di sotto padelle, treppiedi, paioli e bricchi, con un fracasso assordante.

L’effetto, com’è facile a credersi, era sempre raggiunto; poiché con quella razza d’avvisi, tutti s’affrettavano a chiudere le botteghe, per non aver danni maggiori dell’avviso ricevuto.

Ma la cosa, col tempo, eccedé in modo, che più d’una volta suscitarono dei veri tumulti.

 

Il Carnevale al tempo dei Lorena 

 

Sotto i Lorena il carnevale venne celebrato in modo più contenuto: vengono regolate  “la decenza e il buon contegno delle maschere”  inoltre era regolamentato l’uso e il “passeggio” delle maschere, così come il corso delle carrozze, i veglioni e i balli che si tenevano nei teatri, in particolare al Teatro della Pergola.
Generalmente era consentito mascherarsi di sera o dopo il mezzogiorno, mai di mattina tranne che nei due ultimi lunedì, nel “giovedì grasso” e nell’ultimo martedì di carnevale.
I teatri, per tutta la stagione del carnevale, rimanevano aperti più a lungo ed erano un luogo di ritrovo non solo per assistere a spettacoli e rappresentazioni, ma anche per giocare e divertirsi nelle stanze e retrostanze ad essi attigue.
Che i balli ed i veglioni (nei teatri ma anche nelle ville private) fossero affollati ed amati dai fiorentini, la partecipazione dei sovrani, della corte e delle cariche dello Stato, avveniva sotto gli Uffizi e “poteva dirsi un grande veglione pubblico di giorno”.

 

La maschera fiorentina: Stenterello 

 

La lapide di Stenterello a Ognissanti

La lapide di Stenterello a Ognissanti

 

Anche Firenze ha una sua maschera, anche se abbastanza recente: è stata “inventata” da Luigi del Buono alla fine del Settecento. Stenterello, come suggerisce il nome, è magrolino; indossa calze a righe, e abiti settecenteschi (pantaloni al ginocchio e parrucca), ma soprattutto ha la tipica ironia fiorentina che unita a una buona dose di furbizia riesce a salvarlo dai guai, immancabili nella commedia dell’arte.

 

Berlingaccio e i dolci fiorentini

 

A Firenze il giovedì grasso è chiamato berlingaccio, probabilmente riferendosi ad un verbo che significava mangiare a crepapelle, fino a scoppiare, e che ha dato il nome al berlingozzo, una gustosa ciambella che si trova in questo periodo, insieme al dolce più tipico: la schiacciata alla fiorentina.
Soffice, ricoperta di zucchero a velo, con un delicato aroma di arancio si può gustare semplice o ripiena di panna. Non mancano poi i cenci (altrove in Italia si dice frappe o chiacchiere) e le frittelle dolci per la gioia di grandi e piccini da comprare in pasticceria o da preparare in casa seguendo le ricette tradizionali.

 

Carnevale a Firenze oggi

Sebbene i corsi più spettacolari siano a Viareggio a Firenze e nei dintorni si festeggia con feste e iniziative rivolte ai bambini (nelle biblioteche e in teatro) e l’ufficio tradizioni popolari organizza una sfilata nella zona di Ognissanti, che termina col rogo di Stenterello, i cui resti vengono gettati in Arno. (Silvia Bonacini)

 

Carnevale a Firenze, credits Lindsay Britt

Carnevale a Firenze, credits Lindsay Britt


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