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La primavera del Rinascimento

Donatello Protome Carafa

La Primavera del Rinascimento – Mostra a Palazzo Strozzi a Firenze

Mettere in mostra il Rinascimento a Firenze, non è svelare novità. Potrebbe sembrare addirittura ridondante in questa città organizzare una mostra su un argomento che si declina nelle strade, piazze, chiese e nei musei in così tante accezioni. Eppure la mostra “La Primavera del Rinascimento” aperta a Palazzo Strozzi fino al 18 agosto ha una profonda ragione di essere ed è ricca di sorprese.

Prima di tutto i curatori sono riusciti a portare in mostra, nella città che le ha viste nascere, opere che da tanto tempo l’avevano lasciata. E sono molte le opere eccelse fra quelle che sono «tornate a casa» dai musei francesi, primo fra tutti il Louvre, da quelli inglesi, da diverse collezioni degli Stati Uniti, o di numerose città italiane. In questo senso la mostra è come una grande riunione di famiglia.

Secondo motivo di grande interesse è l’impecabile approccio didattico, su una solida base accademica, che ha improntato la scelta del tema e delle opere – presenti in mostra ce ne sono circa 140, di cui alcune di grandi dimensioni.

Il Rinascimento inizia a Firenze con la scultura, arte che riuscì, per motivi anche obiettivi, prima dell’architettura e della pittura, ad esprimere gli stilemi nati dal nuovo sguardo volto all’antico e dal pensiero umanistico. Vediamo esposte le formelle del concorso del 1401, che videro confrontarsi Ghiberti e Brunelleschi, nell’opera che si dice punto d’avvio della nuova epoca. Confronto fra i due scultori che prosegue nelle diverse sale, dove poi a loro si affiancano in una folta schiera Donatello, Nanni di Banco, Desiderio da Settignano, Mino da Fiesole ed anche il misterioso Dello Delli.

La scelta delle opere ci mostra come Firenze, animata da un orgoglio senza pari per le sue conquiste, vide popolarsi le nicchie di santi austeri come antichi togati, nelle vesti dei quali si attardano volute gotiche o si affacciano spessi panni ancora allora mai visti. Fra gli altri è da ammirare a distanza ravvicinata il San Ludovico di Donatello dopo il recente restauro.
Nelle sale di Palazzo Strozzi si inseguono «spiritelli», come li chiamarono allora, che talvolta angeli, talvolta putti infondono nell’arte del primo Quattrocento l’ebrezza della conquista della rappresentazione, oltre che del sacro, anche del profano. Si illustra inoltre come lo spirito civile si manifestò, se pur al di fuori della città, ferma nell’osservanza della sobrietà repubblicana, nel rinascere dell’immagine della gloria militare. I fiorentini fonderanno i primi monumenti equestri dopo l’antichità fuori dalle mura della loro patria, e di ciò è testimonianza spettacolare la Protome Carafa di Donatello.
Animati da uno spirito pratico e da una capacità produttiva non comune  gli artisti fiorentini riuscirono a diffondere, grazie all’uso di materiali meno pregevoli come la terracotta o lo stucco, la nuova bellezza fin dentro le case dei cittadini. Eccelsa fra le altre la Madonna Chiellini dal Victoria and Albert Museum di Londra. La terracotta invetriata del Della Robbia, qui meravigliosamente presentata, dette un ulteriore impulso alla moltiplicazione della bellezza. La mostra illustra anche come, dopo una prima fase di grandi commissioni cittadine, e dopo le chiese e le confraternite, con l’avvicinarsi della metà del secolo più significativo si fece il ruolo dei committenti privati. Ed eccoli ritratti in busti come nuovi Cesari – eccellente la scelta delle opere di Mino da Fiesole o Verrocchio.

Non vengono trascurate le altre arti e le opere in mostra illustrano il penetrare delle nuove idee e forme nella pittura, e il confronto con le opere di Masaccio, Paolo Uccello, Filippo Lippi lo esemplano in maniera chiarissima. Così come non meno importante si mostra l’intersecarsi con l’architettura, compagna della scultura soprattutto nei monumenti funebri. A sancire il nesso costante fra le due arti sono il modello della cupola brunelleschiana nella sala d’apertura e quello di Palazzo Strozzi nella sala conclusiva.

Ultima sala che a ben vedere può essere, più che di conclusione, di invito a continuare un percorso: infatti, usciti nella piazza, il modello del palazzo ci si fa davanti imponente e ribadisce il profondissimo legame fra la città e la sua arte più grande.

Visite Guidate

Una visita guidata alla mostra (circa 140 opere in esposizione) richiede circa un’ora e mezzo e può essere parte di un itinerario più generale ed ampio sul Rinascimento.

(C.B.)

 


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