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Il giardino fiorentino nel Quattrocento

La riscoperta del giardino e Palazzo Medici

La fortuna del giardino rinascimentale inizia in ambito anglosassone già nella seconda metà del XIX secolo, ma in Italia il tema viene proposto in maniera ampia al grande pubblico nel 1931,con la Mostra del giardino italiano.

Fra le invenzioni didattiche di maggior successo in quell’occasione furono i modelli di giardini in miniatura, sul tipo dei diorami, fra cui quello curato da Enrico Lusini dedicato al Giardino fiorentino del quattrocento, in cui l’atteggiamento storicistico è ancora prevalente: l’intenzione era quella di ricreare un hortus conclusus, mescolando sapientemente descrizioni letterarie ed elementi reali come il Putto del Verrocchio, già a Careggi, e la fontana attribuita a Bernardo Rossellino.Modello del giardino fiorentino del Quattrocento

Enrico Lusini aveva restaurato il giardino di Palazzo Medici Riccardi dove aveva creato una rievocazione moderna, che possiamo vedere ancora oggi. Infatti a Palazzo Medici è bene precisare che quasi nulla del giardino attuale ha elementi del giardino quattrocentesco, ma è imperdibile quando si seguono le tracce dei Medici.
Solo lettere e documenti aiutano ad intuire qualcosa delle sue forme: via si accedeva tramite una porticina dal cortile e ci viene descritto come un orto murato intorno, ricalcando ancora il modello dell’hortus conclusus medievale.
Da una pianta di Firenze dell’epoca si suppone la presenza di alberi d’alto fusto e altrove si ricordano le ricchissime siepi potate a forma di lepre, cinghiale, elefante a suggerire una caccia e infine sopra la loggia (oggi limonaia, ma con visibili resti dei capitelli micheloziani) era sistemato un giardino pensile, nota supplementare di magnificenza derivata dall’antico.

Per rievocare l’antico erano fondamentali anche elementi di scenario: statue e specialmente marmi antichi. Questi elementi si trovano anche ricorrenti nella pittura dell’epoca : il Banchetto di Assuero di Jacopo del Sellaio mostra un giardino “teatro di piaceri” per un’eletta comitiva, confortata da una natura addomesticata e compiacente. Nel dipinto vediamo il piano erboso e curato e fiorito, il tavolo del banchetto coperto da un pergolato e, al di là del cortile, si intravede il giardino, chiuso da un muro in mattoni, con conifere e cipressi intorno ad un’elegante fontana.

Come per Palazzo Medici restano solo frammenti dei 138 giardini che, alla metà del quattrocento, Benedetto Dei elencava all’interno o in prossimità delle mura fiorentine: il giardino degli Alberti a Santa Croce, detto degli alberi e quello a Ripoli, noto come il Paradiso e il giardino dei Rucellai a Ognissanti a nella villa Lo specchio a Quaracchi.(S. Bonacini)

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