Marilyn e Ferragamo oltre il mito

Ci sarà tempo fino ad aprile per visitare la mostra dedicata a Marilyn Monroe al Museo Salvatore Ferragamo, un’occasione per i fan ma anche in generale, per giovani e meno giovani, per indagare gli aspetti meno noti della sua carriera.

Cominciando dalla fine: dopo anni di battaglie legali la questione del testamento di Marilyn si è conclusa con un’asta nel 1990. In quell’occasione la maison Ferragamo ha acquistato alcune decolleté tacco 11 realizzate per la diva, anche se Salvatore Ferragamo non l’aveva conosciuta personalmente.
Anche grazie a queste calzature Marilyn aveva costruito quella camminata ancheggiante che la rendeva unica. Da questo nucleo la mostra riunisce abiti di scena e abiti personali, foto e video che raccontano la carriera di Marilyn e le sue tormentate vicende private: i matrimoni, i successi, le amicizie e la fine drammatica e misteriosa.

Molti abiti di scena, come quello rosa shocking de Gli uomini preferiscono le bionde, sono geniali invenzioni di William Travilla, esemplare figura di costumista, e sono parte integrante del mito Marilyn, che invece nel privato sceglie spesso abiti sobri e semplici.

Marilyn e l’arte

La parte più riuscita e convincente è quella che rivela come i fotografi abbiano giocano col corpo di Marilyn creando veri tableaux vivants, citando a man bassa dall’immaginario collettivo: dalle pose sensuali di Michelangelo all’idealizzazione della Venere di Botticelli, dalle Maddalene penitenti seicentesche ai nudi ammiccanti di Fragonard, il corpo di Marilyn ha letteralmente incarnato una sorta di eterno femminino, un’ideale di bellezza eterno e perduto, come nelle parole struggenti di Pier Paolo Pasolini che accompagnano le ultime fotografie: Sparì, come una bianca ombra d’oro.

Per le informazioni sulla mostra guardate qui.

Per il testo integrale della poesia di Pasolini qui.

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