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Gli uomini illustri agli Uffizi

Gli uomini illustri agli Uffizi

Fin dai tempi della costruzione, sotto Cosimo I dei Medici, c’era un progetto decorativo per le nicchie del loggiato della Galleria degli Uffizi allo scopo di trasformare il luogo in un nuovo Foro di Augusto. Al ciclo apparteneva anche il gruppo di Cosimo I fra il Rigore ed Equità di Vincenzo Danti, ancora oggi visibile sulla grande serliana sull’Arno.
Francesco I abbandonò completamente l’impresa e solo nell’Ottocento l’iniziativa fu ripresa dall’editore Vincenzo Batelli. Batelli era un filantropo e credeva sia alla funzione educativa della storia come maestra di vita sia alla celebrazione del genio italico (da opporre idealmente al dominio straniero). Batelli sperava di riuscire a finanziare la sua idea con una sottoscrizione pubblica (la preistoria del crowdfounding!) e voleva affidare le statue a giovani artisti emergenti. Purtroppo non riuscì a mandare avanti l’iniziativa, e pure se la realizzazione delle opere fu sostenuta anche con delle tombolate, si preferì scegliere artisti già conosciuti.La serie fu terminata nel 1856, donata allo Stato (in quell’epoca al Granducato) e non al Comune, che rifiutò di doversi occupare del mantenimento e del restauro.

Le Statue e gli artisti

Come esempi di mecenatismo abbiamo per primi Cosimo il Vecchio e Lorenzo il Magnifico, seguiti da artisti come Nicola Pisano, considerato il fondatore della moderna scultura, Giotto, con la pecora e il campanile, Donatello e Leon Battista Alberti.
Una delle idee che guidavano la scelta dei personaggi da rappresentare era che non ci dovessero essere altre statue loro dedicate in Firenze, e infatti troviamo Leonardo da Vinci di Luigi Pampaloni che fu tra i primi quattro soggetti a essere presentati perché non esistevano altre opere celebrative di Leonardo in città. Pampaloni si era ispirato alla citazione vasariana “splendor dell’aria sua che bellissima era” e la sua scultura raffigura Leonardo mentre tiene in mano il disegno per la testa di Cristo nel Cenacolo.

Di fianco c’è Michelangelo di Emilio Santarelli che fu lodato per l’invenzione che trasmetteva la fierezza e la severità. Santarelli voleva ricordare anche le virtù civiche di Michelangelo, così oltre i simboli delle arti si vede un foglio (sotto il piede dell’artista) che rimanda alla tradizione secondo la quale Michelangelo rifiutò di costruire una fortezza al tiranno Alessandro dei Medici.
Fra le opere più rilevanti dobbiamo ricordare anche Niccolò Machiavelli di Lorenzo Bartolini che era uno dei più noti scultori del tempo: Bartolini era già celebre e ricco per cui l’adesione risponde alla volontà di onorare la patria e gli uomini del passato, già con spirito risorgimentale.

Ma tutta la lavorazione fu travagliata non solo per i problemi economici: per esempio lo scultore incaricato di ritrarre Francesco Guicciardini rifiutò perché lo storico era un malvagio (!) e i critici si lamentarono molto perché Giotto sembrava troppo realistico e perché Sant’Antonino  sembrava addormentato.
Fra i personaggi meno conosciuti troviamo Francesco Redi che con un esperimento confutò la teoria della generazione spontanea degli esseri viventi dalla materia inanimata, Pier Antonio Micheli, studioso di botanica che viene considerato il fondatore della micologia moderna, e Andrea Cesalpino che compì studi pionieristici sulla circolazione del sangue. Per finire nelle nicchie del loggiato affacciate sull’Arno troviamo i difensori della patria: Farinata degli Uberti, Pier Capponi, Giovanni dalle Bande Nere e Francesco Ferrucci.

Dopo il restauro del 2000 questi “fiorentini che fussero stati chiari e illustri nelle armi, nelle lettere e nei governi civili” continuano a sorvegliare dalle loro nicchie turisti e fiorentini a passeggio per la città. (Silvia Bonacini)


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